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martedì 14 giugno 2016

Quasi estate


Scrivo poco qui.
Se mi fermo a pensarci, mi accorgo che le stagioni si susseguono, affastellandosi una sull'altra, a volte indistinguibili da quelle che le hanno precedute, se non per un ammontare impreciso di ricordi, a volte nitidi, a volte terribilmente vaghi, difficili da collocare con precisione nel tempo. 
Ho sempre avuto un rapporto strano col tempo che passa. Il ticchettare delle lancette dell'orologio mi ha sempre affascinato, quel secondo che passa, scandito, e che mai più potrò recuperare, usare, fruttare, condire con sentimenti o parole. A volte mi pare fluire troppo veloce per me.
Il tempo qui invece si fissa, in fogli indelebili (o quasi) che registrano le parole, nero su bianco, come raramente succede nella vita. 
Forse è proprio questo che mi è sempre piaciuto della scrittura. La capacità di fissare un pensiero, un'idea, un sogno, un desiderio, una fantasia. Di fermarla in maniera definitiva, senza un passato e un futuro. Bloccata, come nulla è invece fermo nella vita.
Seguo linee curve, volute, fumo forse. Eppure oggi mi ritrovo in questa dimensione, più di sempre. Sento che è una nuova tappa evolutiva della mia vita, la avverto sulla pelle, e me ne sto a osservare ciò che arriva, assecondandolo. 
Ho passato una vita ad ostacolare, oppormi, bloccare. Sono stata rigida, corazzata, decisa, con pochi tentennamenti, pure quando ho sbagliato clamorosamente. Niente mezze misure. Oggi mi ritrovo diversa, lascio fluire. In attesa di comprendere meglio anche questo momento nuovo di me stessa, in attesa di trovare il punto in cui collocarmi. Ma con un sorriso, non ho fretta.

venerdì 18 dicembre 2015

Io e una valigia rossa




Ed eccomi qui a raccontarvi le novità dei miei ultimi mesi.
Chi mi conosce sa bene che negli ultimi anni i miei interessi personali sono stati variegati, ma con un unico filo conduttore: il benessere personale. Credo che un poco dipenda dalla maturità, molto dalla vita che mi ha insegnato molto a riguardo, fatto sta che ho imparato a guardarmi dentro e a trasformare a poco a poco ciò che non mi piaceva. Certo è un lavoro lungo, forse non si finisce mai, ma sono molto soddisfatta di me.
Nel corso di questo tempo ho imparato a riconoscere che nulla accada per caso, e che spesso le occasioni capitano quando è il momento giusto. E' stato così anche per il mio incontro con la Valigia Rossa, una azienda al femminile che si occupa di salute e benessere sessuale, e con un occhio rivolto al sociale. L'ho conosciuta in maniera fortuita, grazie a un incontro virtuale con una donna che fa la consulente per questa azienda. Così ho approfondito, ho letto il sito, e ho deciso di diventarlo anche io, e dopo un corso e un periodo di formazione finalmente adesso sono operativa nella mia città.
Ma cosa significa per me essere una consulente della Valigia Rossa? Prima di tutto riuscire a entrare in contatto con donne che abbiano voglia, interesse e curiosità per parlare di salute e benessere sessuale senza pregiudizi. In genere c'è sempre molto entusiasmo e curiosità perché gli spazi per poter parlare apertamente di questi temi sono molto pochi, e invece se ne avverte molto l'esigenza, soprattutto di ambiti dedicati a sole donne. 
In secondo luogo significa promuovere una sessualità serena e consapevole, priva di sensi di colpa. Sì, proprio di sensi di colpa, perché ne siamo pieni, qualche volta anche senza riconoscerlo a noi stessi. Siamo intrisi di "questo non si fa, questo è peccato, questo è scandaloso". A volte non riusciamo nemmeno a fare pace con le nostre stesse fantasie, perché pensiamo che siano eccessive, fuori luogo, impossibili da raccontare, nemmeno al partner. Siamo ossessionati dal giudizio, su di noi e sugli altri, dall'occhio sociale. Qualche volta ce ne lasciamo condizionare a tal punto da perdere di vista che la nostra vita è breve e forse ce ne stiamo perdendo il meglio.
In terzo luogo significa sostenere le donne, che sono il motore dell'umanità ma che troppo spesso si lasciano schiacciare dal peso della responsabilità di dover sempre essere all'altezza delle aspettative altrui, dimenticando troppo spesso se stesse, i propri desideri, i propri sogni, le proprie esigenze.
E infine significa imparare, e ricordare a tutti, che il mondo è bello anche perché è vario. Perché anche noi siamo in cambiamento continuo. Abbiamo il dovere di rispettare noi stesse, ciò che ci fa stare bene oggi, senza dimenticare che il benessere è raggiungibile da tutti, ma ognuno a suo modo. E che essere aperti alle possibilità significa ampliare gli orizzonti, sempre. Nel rispetto delle scelte di tutti, di quelle di oggi e di quelle di domani. Ché niente è immutabile nella vita.
Questo è il motivo per cui lavoro per la Valigia Rossa, e lo faccio con passione.
Se avete voglia di discuterne, sapete come contattarmi, ne sarò felice! Se avete voglia di seguirmi anche su FB potrete trovarmi facilmente sul mio profilo dedicato al lavoro. Vi aspetto!




mercoledì 5 agosto 2015

Della libertà, delle donne e di altre facezie


Oggi girovagando su Fb mi sono imbattuta in due animatissime discussioni su temi differenti: infibulazione e vasectomia. Condite entrambe da elucubrazioni mentali sul concetto di libertà.

Nel primo caso si discuteva della libertà che ha un popolo di stabilire dei propri rituali, tradizioni, gesti, rispetto alla visione che dall'esterno se ne può avere. O meglio, se la condanna unanime che nel mondo occidentale si ha verso la pratica della infibulazione delle donne non sia anche questa una forma di violenza e di mancanza di rispetto verso altri popoli e altre culture, in cui sono spesso le donne a chiederla, come rito di iniziazione nel passaggio all'età adulta.
Io credo che esistano dei diritti umani, come il diritto all'integrità fisica, che non possano essere oggetto di discussioni "culturali", perché sono qualcosa che deve essere riconosciuto al genere umano indipendentemente da dove si nasce, dove si vive, a quale religione si pratica. Il diritto alla sessualità e al piacere non può non essere riconosciuto e tutelato, anche rispetto a quella donna che "sceglie" per mancanza di altre possibilità, e di altre conoscenze, quella orrenda pratica, la stessa che la madre gli propone, l'unica accettata nel suo gruppo sociale. Non riconoscere che questi sono condizionamenti culturali è essere poveri di strumenti di giudizio, e non riconoscere che si tratta di una mutilazione e che come tale è inaccettabile, è francamente inumano.
Da qui a trovare soluzioni definitive e immediate per eliminarla ne corre, ma non eravamo lì per prendere questo tipo di decisioni, stavamo solo chiacchierando del tema. L'osservazione ulteriore che mi sento di fare è che pochissimi uomini intervengono su questo tema, come se in fondo fosse qualcosa che non possano permettersi di mettere in discussione, su cui sia bene sospendere il giudizio, o forse addirittura qualcosa che non li riguardi. La seconda è che la stragrande maggioranza di donne si sente molto toccata nel profondo e si dichiara inorridita. 

Nel secondo caso si discuteva della vasectomia come pratica di contraccezione definitiva, e sulla possibilità di prenderla in considerazione per coppie che non vogliono avere figli o non vogliono averne altri. E' possibile proporla al proprio compagno, ci si chiedeva?
Anche qui la mia opinione è che SE la scelta della coppia è l'esclusione definitiva di (altri) figli, è nella coppia che si deve trovare la soluzione, MA in linea di principio non dovrebbero esserci differenze tra uomo e donna. Non è mia intenzione stabilire quale sia l'intervento migliore, perché sempre di intervento chirurgico si tratta, né quale sia la scelta meno faticosa dal punto di vista fisico ed emotivo, naturalmente. E' assolutamente ovvio che si tratta di scelta personale ancorché condivisa in coppia.
Il problema sta nel fatto che molte donne chiedono la chiusura delle tube, mentre non sembra esserci ricorso alla vasectomia, soprattutto in Italia. E i dati devono poterci dire qualcosa, no? Perché in Italia vi ricorre lo 0.01% mentre all'estero i dati sono di gran lunga superiori? 21% in Inghilterra, 22% in Canada, 19.5 % in Nuova Zelanda, 12.7% negli Stati Uniti. E' ovvio che si tratti di un fattore culturale. E su questo occorre ragionare.

Io credo che ancora oggi (e soprattutto nel nostro paese)  la contraccezione nelle coppie sia un problema di cui si fa carico prevalentemente la donna. Ancora oggi le donne preferirebbero farsi operare che chiedere al compagno di fare lui il passo definitivo. I maschi naturalmente sono ben contenti, perché è noto il riserbo che hanno al solo pensiero di farsi visitare, figuriamoci poi all'idea di non poter procreare, quasi che si sia meno "maschi" se non si procrea. Ma anche molte donne temono questo intervento, si ha paura che comprometta la funzionalità dell'organo, e quindi la futura intimità di coppia. E' difficile anche solo immaginare di correre questo rischio, anche quando una informazione corretta ci mostra che c'è meno rischio nella vasectomia che nella legatura delle tube. Non c'è niente da fare: è un fatto atavico e culturale insieme. Ed è un argomento difficile da trattare, soprattutto nel nostro paese, anche oggi nel 2015.

Le donne, sempre le donne, dice il manifesto sopra

mercoledì 24 giugno 2015

Patti Smith (io e i concerti)


Questa volta è l'occasione per scrivere due parole, sul concerto di Patti Smith, del 16 Giugno a Zafferana Etnea.
L'evento non era iniziato con i migliori auspici, prima di tutto perché la sede del concerto è stata spostata, e dal centro di Catania abbiamo dovuto spostarci a Zafferana. Inutile dire che, essendo un giorno feriale, se l'avessimo saputo per tempo non avremmo proprio comprato il biglietto probabilmente (oltre un'ora per arrivare). Ma poiché non ci è stato in alcun modo possibile raggiungere l'organizzazione per chiedere un rimborso, che ci è stato riferito essere comunque non previsto, ci è toccato andare.
E alla fine, a parte le discussioni al botteghino, non ce ne siamo pentiti. Un concerto per pochi intimi, potremmo dire; l'anfiteatro era pieno per una parte dei posti disponibili (meno della metà, a dire il vero, quelli occupati all'orario di inizio previsto). 
Ma il concerto è stato davvero bello. Patti Smith dimostra di essere tuttora una artista capace di reggere bene il palco e ci ha regalato oltre un'ora e mezza di spettacolo ininterrotto. Grandi classici i suoi: Gloria, Because the night, Elegie e naturalmente Horses. Il tutto senza risparmio di voce e di energia, invitando per altro la gente a scendere e ballare giù a un passo dalla band, per tutta l'ultima parte del concerto.
Gran finale con "People have the power" e infine unico bis, ma meritevole, con la bella "My generation" degli Whoo, compresa di "massacro" alla chitarra elettrica.
Una serata da ricordare

martedì 26 maggio 2015

Mater - percorsi sulla maternità


Un paio di settimane fa ho approfittato del mio soggiorno a Parma per visitare una bella mostra che in questo momento si tiene nel Palazzo del Governatore, dal titolo "Mater".
Un percorso d'arte, dalle tracce archeologiche della cultura del mediterraneo, alle più contemporanee opere fatte di scritte al neon, passando per i grandi capolavori scultorei e pittorici dei secoli passati e recenti. Alla ricerca dell'essenza della maternità.
Questa mostra mi è piaciuta, l'ho trovata ben curata e straordinariamente ricca di opere e di spunti di riflessione.
La maternità, forza e debolezza, gesto antico e moderno, che segna il destino dell'umanità e, molto più intimamente, il mistero della nostra stessa esistenza.
Ultimamente mi capita di riflettere spesso su questo tema. Sarà per via del fatto di essere rimasta orfana presto, in un età adolescente in cui forse mi sarebbe stata più utile una figura femminile di riferimento con cui confrontarmi sulla vita, sul mio ruolo, su tanti temi con cui prima o dopo come donne ci capita di misurarci. E soprattutto forse per via della mia stessa maternità, voluta e accolta, ma che mi impone spesso e volentieri di fermarmi a riflettere e fare un po' il punto, tirare delle
somme, aggiustare il tiro, scegliere nuovi percorsi.
La maternità mi ha molto cambiato, perché inevitabilmente ha stravolto il mio modo di vedere le cose. Che detta così sembra la solita considerazione melensa di una madre in vena di romanticherie. Eppure è proprio così che io avverto, che ho avvertito sempre, questa cosa grande e immensa che è la maternità. Dico sempre che io, guardando mia figlia, sono stata colta da delirio di onnipotenza. 
Caspita, mi sono detta, se riesci a creare un essere vivente così minuscolo ma perfetto in tutte le sue parti, così unico, libero, grande, allora che cosa altro ti manca? Non c'è nulla che ti è precluso, di fronte a un miracolo così gigantesco! La meraviglia della creazione! (credo di averla capita all'epoca e ne ho sperimentato lo stupore)

E poi cominci a interrogarti, sin dai primi mesi, a chiederti che diamine penserà di te quell'esserino così piccolo, ma indubbiamente già dotato di propria volontà. Ed è così che (proprio guardando il mondo come immagini che possa guardarlo dal suo punto di vista) ti accorgi che non puoi rivolgerti a lui/lei con quegli stupidi nomignoli, storpiando il nome delle cose, avvicinandoti con gli immancabili "dududududududu". Semplicemente perché quello, tuo figlio, ti direbbe che sei un gran demente, e tu non sopporteresti il ridicolo nei suoi occhi. (poi, più grande, te lo dirà direttamente guardandoti negli occhi, ma non ti farà così tanta impressione, anzi ne riderete insieme)
Passano gli anni e ti accorgi che mentre tu sei alle prese con i tuoi interrogativi sulla maternità, sul dilemma tra educazione e autorevolezza, i figli crescono e sono proprio quello che hai sempre visto in loro, sin da neonati: sono anime grandi in corpi piccini, ma ora i corpi stanno crescendo. E allora ti accorgi che ti hanno insegnato molto, di te, di quello che sei, di quello che stai diventando, di quello che hai scoperto del mondo.  Ed è molto più di quello che tu hai potuto mai insegnare a loro, di se stessi.
Così cambia ancora la tua percezione di maternità. Ora che sei meno indispensabile, ora che non hai più una funzione essenziale alla sopravvivenza, ora che non li nutri di te stessa, ora che potresti anche allontanarti, lasciandoli, e anzi ora che senti proprio la necessità di liberare i loro spazi, di farti sempre meno presenza ingombrante, proprio adesso realizzi (forse) l'essenzialità del legame. 
E in quella riduzione al nucleo, resta la bellezza di una risata insieme, la tenerezza di una mezz'ora di coccole, il divertimento di un pomeriggio in cucina e anche (talvolta) un abbraccio condito da lacrime di disincanto.
E' qui che comprendi, anche in mezzo alla fatica, alla mancanza di pazienza, alle inevitabili arrabbiature, il senso della maternità. Ed è proprio in quel che resta.




domenica 26 ottobre 2014

Di tumore, prevenzione, e screening periodici.



In questi giorni, come ogni anno, si parla di prevenzione del tumore mammario, in occasione della nota campagna annuale del Nastro Rosa.
La prevenzione del tumore. Tutta la campagna è mirata a ricordarci, a spingerci a fare i controlli periodici, la mammografia, l'ecografia. Tutto giustissimo, per carità.
Se non fosse che non si tratta di prevenzione. Si tratta di screening che eventualmente ci permettono di avere una diagnosi precoce. Cosa importantissima, ovviamente. Ma le parole sono importanti, e i controlli non evitano la malattia, perché non sono prevenzione.

E allora perché tutte le campagne per farci aderire agli screening periodici ci parlano (erroneamente) di prevenzione, diffondendo nella popolazione la certezza che l'unica prevenzione sia quella, e che non ci sia altro da fare se non sottoporsi agli esami (sperando di non avere mai una diagnosi positiva)? Perché si preferisce cambiare nome alle cose, persino in un messaggio che vorrebbe proprio scardinare la vecchia abitudine di non chiamale mai "il male" con il suo nome?

E perché non c'è invece una campagna massiccia di prevenzione che racconti a tutti, chiaramente, che ci sono da anni ricerche che testimoniano che la nostra alimentazione è responsabile di gran parte dei tumori (se non proprio di tutti)? D'altra parte non sono certo solo io a dirlo, o chissà quale testo sperduto, persino il criticatissimo Prof. Veronesi, che dice da anni in tutte le occasioni possibili che occorre evitare del tutto la carne e ridurre moltissimo gli altri derivati animali. E non sono certo io, ma l'Istituto dei Tumori di Milano che organizza corsi per imparare a mangiare diversamente, senza carne e pesce, e insegnando a consumare una gran varietà di cereali in chicco che pochissimi di noi consumano abitualmente. E perché non si dice chiaramente che nel tumore al seno grande responsabilità hanno i consumi elevati di caseina??
Io credo che in tutte le famiglie si è fatta esperienza di qualche tipo di tumore, purtroppo. E allora noi tutti  vorremmo sapere cosa fare per scongiurare o allontanare il pericolo!
O forse no, probabilmente qualche consiglio di sana alimentazione l'abbiamo ricevuto, però poi si fa sempre finta di non sentire, di non vedere...

Molte madri mi dicono che non bisogna essere troppo rigidi con l'alimentazione dei figli e vietare certi alimenti o bevande, perché poi diventano oggetto del desiderio. Io però mi ricordo perfettamente di quando mia madre mi illustrò i pericoli di alcuni coloranti contraddistinti dal simbolo E seguito da certi numeretti e mi disse che era veleno. Lo capii e imparai a controllare gli ingredienti tra quelli stampati sulle carte delle caramelle. Vi assicuro che non è mai diventato oggetto del desiderio per me un cibo con quel colorante. 
I bambini non sono stupidi, recepiscono perfettamente. Il guaio è che noi non diciamo mai loro chiaramente che una certa sostanza fa male e non si prende mai, punto. Noi gli diciamo piuttosto che una volta ogni tanto si può anche prendere, poi però non si capisce mai cosa sia questa "volta ogni tanto" perché certe cose io continuo a vederle circolare nelle mani dei bambini che conosco, spesso e volentieri. Quale sia la dose sopportabile non è dato sapere, e quindi continuiamo a consumare schifezze, tanto è "una volta ogni tanto". 
E così in tutte le case continua a esserci lo zucchero bianco, nonostante sia una vera e propria droga e dia assuefazione, e continuano ad essere consumati un sacco di prodotti che contengono conservanti e additivi, responsabili in vari modi dei tumori all'apparato digerente, o lo stesso latte vaccino. 
Il punto è che dovrebbe esserci non solo informazione, ma anche formazione, per imparare a cambiare le nostre dissennate abitudini, per cambiare vita, in meglio. Questa è la vera prevenzione, l'unica prevenzione!
Impariamo a non parlare a sproposito di prevenzione, vi prego.

martedì 20 maggio 2014

Io, Roma e Frida


Roma, la scorsa settimana. Roma, una volta all'anno. Roma, un appuntamento difficile, mai leggero.
Eppure trovo il modo di trasformarlo, ogni volta, in qualcosa che mi dia gioia.
E questa volta il momento migliore di tutta la settimana è stato senza dubbio poter visitare in pace e tranquillità la mostra dedicata a Frida Khalo.

Quello che più mi è piaciuto soprattutto è l'impatto che ho avuto con i quadri e le immagini. Sembrano uscire fuori dalle tele, o dai loro supporti, e vivere di vita propria. Non mi era mai capitato prima!
E' una mostra straordinariamente ricca di quadri, disegni, fogli di diario, e poi schizzi e brevi filmati. 



E da tutto questo emerge prepotentemente una donna dalla forte personalità. Sofferente a volte, ma forte e determinata nel suo amore, nel suo percorso, nella sua vita fatta anche di grandi dolori e lacerazioni. Frida Khalo era una grande donna, eclettica, generosa, fantasiosa, intelligente.

Ho voluto comprare queste immagini che vedete, sono soprattutto foto, sia in bianco e nero che a colori. Diciamo che non ho saputo resistere, perché soprattutto in queste ho visto qualcosa in più. Un misto di genio e sensualità che mi ha colpito molto.


che donna!
e che intensi sguardi!
E hai ragione tu, Frida. Hai proprio ragione!
Viva la vida, Frida!

venerdì 14 marzo 2014

mamme ad alto contatto

credits Japeye


Sono stata una mamma ad "alto contatto" con le mie figlie. Lo sono stata a lungo, e in una certa misura lo sono tutt'ora. Difendo e ho difeso sempre in passato questa mia scelta che mi veniva dall'istinto, ma anche dall'approfondimento su tanti testi, e dal contatto con tante donne che prima di me avevano scelto questa strada. Non me ne sono mai pentita e se tornassi indietro lo rifarei.
Perché scrivo questo oggi? Perché oggi mi è capitata sott'occhio la notizia di una importantissimo documento di sintesi pubblicato sul sito del Ministero della Salute, riguardante il tema dell'allattamento prolungato oltre i due anni di vita. Si tratta di un documento di un Tavolo Tecnico Operativo Interministeriale.
Nel documento si afferma in maniera decisa che sono da smontare i pregiudizi negativi di cui sono oggetto mamma e figlio che scelgono questa strada, e che l'allattamento prolungato non è in alcun modo responsabile di ritardi nella progressione del bambino nella ricerca dell'autonomia, né interferisce negativamente sulla psiche della madre. Espressamente si sottolinea che "risulta al contrario ben provato che l’allattamento al seno contribuisce al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino, aggiungendosi al peso determinante dei fattori genetici, delle competenze allevanti familiari e dei fattori socio-economici". 
Si riportano anche una serie di linee guida per la promozione dell'allattamento al seno prolungato riguardanti il personale incaricato.
Questa notizia immagino rallegrerà tutte quelle madri che come me ne hanno sentite di tutti i colori mentre allattavano un bambino che già camminava e parlava. E spero possa aiutare a evitare per il futuro tutti quei pregiudizi che ci portiamo dietro da decenni.

sabato 8 marzo 2014

women power



Qualche giorno fa mi sono trovata a dire e a scrivere che credo molto nella capacità delle donne di fare gruppo, sia nel lavoro, sia negli hobby, sia nelle altre questioni della vita.
Oggi mi fa piacere pensare a tutte le donne con cui mi sono trovata a condividere tempo e impegni, a volte anche ideali, perché ciascuna di loro mi ha lasciato qualcosa dentro che ha contribuito alla mia crescita e a farmi quella che sono oggi.
Con questo non voglio dire che non si possa costruire nulla in un gruppo con dentro anche uomini, affatto. Basta che ci siano persone legate da affinità intellettuali, o di intenti (e ci mettano buona volontà sincera) i risultati sono buoni comunque. Nella mia vita ho avuto tante esperienze positive in tal senso, devo ammetterlo.
Devo però dire che quando più donne con affinità di qualche tipo, si trovano insieme a costruire un progetto, il legame che si crea, le modalità di lavoro, la materiale realizzazione, ogni cosa contribuisce a far nascere qualcosa di davvero grande, che va oltre il raggiungimento dell'obiettivo. Un po' come se lo stare insieme riuscisse a moltiplicare esponenzialmente le capacità individuali. E non si dimentica nemmeno dopo anni. 
Ecco perché oggi voglio ricordare le mie esperienze felici e, guardando avanti, immaginare di trovare uguali affinità, legami e spinte ideali per realizzare ancora tanto altro. Perché ne sento il bisogno. Perché c'è ancora tanto da realizzare!