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mercoledì 3 gennaio 2018

Il sacchetto della spesa, o della spinta rivoluzionaria dalla poltrona

credits Niccolò Castellini (flickr)


Da un paio di giorni, ohibò, l'utente medio di Facebook si trova immerso in commenti indignati sulla recente disposizione che impone agli esercizi commerciali di mettere a disposizione degli acquirenti buste per frutta e verdura che siano biodegradabili e di esporre il loro costo (2 cent) direttamente nello scontrino di pesata. 
Ah che tragedia! Norma iniqua e assolutamente fuori dalla logica ecologica, si dice. E se voglio portarmi la busta da casa? e se volessi usare la borsa di stoffa? la norma lo vieta! Governo ladro! Sicuramente c'è sotto un imbroglio! Rivoluzione!
E via alle soluzioni più fantasiose, dal boicottaggio dei supermercati, all'uso dei guanti al posto delle buste (che quelli sono gratis), alle risposte da dare all'eventuale personale che dovesse impedire l'emissione di uno scontrino per ogni frutto, ortaggio, o verdura acquistata.
Ma di che questione di principio stiamo parlando?
Io direi che visto che ci sta tanto a cuore l'ecosistema dovremmo intanto:
- andare a fare la spesa "normalmente" muniti di proprie shoppers riutilizzabili, meglio se in stoffa (che quelle in plastica, sempre di materiale non biodegradabile sono fatte, che credi!)
- smettere di acquistare bevande in bottiglia di plastica di ogni tipo (quelle gassate fanno anche piuttosto male alla salute)
-  smettere di acquistare piatti, bicchieri, stoviglie e tovaglioli di carta (sì, anche durante le feste che siano in tanti, al limite si organizzino turni in cucina, come una volta, serve anche a socializzare)
- usare pannolini di stoffa, lavabili, invece che gli usa e getta (e no, il confronto 1 tonnellata di rifiuto da mandare in discarica, e l'acqua consumata per lavare, non regge)
- usare coppetta mestruale invece che assorbenti e tamponi (è pure molto più igienica)
- comprare il più possibile al mercato del contadino, è più fresco, è prodotto più vicino, è più economico e si trova anche del bio (fai anche bene all'economia della tua zona).
- differenziare veramente e pretendere che il proprio comune lo faccia davvero.
- usare il più possibile le proprie gambe per gli spostamenti, piuttosto che mezzi a motore (fa pure bene alla salute) 
- quando non è possibile andare a piedi o in bici, usare mezzi pubblici (facendo pressione perché siano efficienti)
- usare il meno possibile i riscaldamenti (che fa bene alla salute e alla tasca, oltre che all'ambiente)
- adottare in casa sistemi di riduzione dei consumi idrici, elettrici e di gas.

Dopo aver fatto tutto questo, credo che entrare in un supermercato e dover pagare 2 cent per una busta biodegradabile non sarà assolutamente un problema, né di principio né di tasca.

(alzatevi ogni tanto da quella sedia davanti al pc, spegnetelo, prendete in mano un libro, fa bene)


martedì 14 giugno 2016

Quasi estate


Scrivo poco qui.
Se mi fermo a pensarci, mi accorgo che le stagioni si susseguono, affastellandosi una sull'altra, a volte indistinguibili da quelle che le hanno precedute, se non per un ammontare impreciso di ricordi, a volte nitidi, a volte terribilmente vaghi, difficili da collocare con precisione nel tempo. 
Ho sempre avuto un rapporto strano col tempo che passa. Il ticchettare delle lancette dell'orologio mi ha sempre affascinato, quel secondo che passa, scandito, e che mai più potrò recuperare, usare, fruttare, condire con sentimenti o parole. A volte mi pare fluire troppo veloce per me.
Il tempo qui invece si fissa, in fogli indelebili (o quasi) che registrano le parole, nero su bianco, come raramente succede nella vita. 
Forse è proprio questo che mi è sempre piaciuto della scrittura. La capacità di fissare un pensiero, un'idea, un sogno, un desiderio, una fantasia. Di fermarla in maniera definitiva, senza un passato e un futuro. Bloccata, come nulla è invece fermo nella vita.
Seguo linee curve, volute, fumo forse. Eppure oggi mi ritrovo in questa dimensione, più di sempre. Sento che è una nuova tappa evolutiva della mia vita, la avverto sulla pelle, e me ne sto a osservare ciò che arriva, assecondandolo. 
Ho passato una vita ad ostacolare, oppormi, bloccare. Sono stata rigida, corazzata, decisa, con pochi tentennamenti, pure quando ho sbagliato clamorosamente. Niente mezze misure. Oggi mi ritrovo diversa, lascio fluire. In attesa di comprendere meglio anche questo momento nuovo di me stessa, in attesa di trovare il punto in cui collocarmi. Ma con un sorriso, non ho fretta.

mercoledì 24 giugno 2015

Il cibo dell'uomo - F. Berrino


Argomento trito e ritrito, si dirà.
Forse. E' vero che se ne sente sempre parlare, che si dice che avere una buona alimentazione e un buon stile di vita ci aiuta a conservare un buono stato di salute. Ma poi quando cerchi di capire meglio che cosa vogliano dire questi termini, allora le risposte risultano più vaghe. Ognuno dice la sua, in genere i medici si limitano a "faccia un po' di attività fisica e a tavola non abusi".
Come se il concetto di abuso sia universale. Oddio, che di fronte al pranzo di natale siamo davanti a un abuso tutti siamo consapevoli, ma cosa significa non abusare nella vita di ogni giorno? E' un problema di quantità? Cosa significa mangiare bene e cosa è invece mangiare male? Quali sono gli alimenti che devono essere evitati, quali quelli da consumare sporadicamente e quali quelli indispensabili?

Se non ci si chiarisce questo, è difficile poi orientarsi. E le indicazioni sembrano così vaghe da non segnalarci con sufficiente chiarezza come operare un cambiamento, cosicché alla fine continueremo a mangiare come sempre, dicendoci che "tutto sommato va bene così".
Invece no, non va bene. E che l'alimentazione sia alla base di molte patologie gravi e croniche che affliggono i nostri tempi (e spessissimo i nostri figli) non è una novità. Quello che io ho sempre ritenuto grave è che i medici, ai quali mi sono sempre rivolta per un consiglio in tal senso, anche in caso di serie patologie, nulla mi hanno consigliato. Nulla.
Il prof. Berrino, di cui vedete le foto, noto per il quarantennale lavoro di ricerca all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sottolinea che questo è dovuto a vera e propria ignoranza sul tema, da parte dei medici, i quali non fanno un solo esame di nutrizione nell'intero corso universitario. Nemmeno i gastroenterologi. Non è un paradosso questo? e quanti di noi ne sono al corrente?
Io invece nel tempo mi sono convinta che molte cose discendono dalla (cattiva) alimentazione. E me ne sono convinta non perché ho seguito la moda di questo o quel guru, considerato naturalmente ciarlatano dalla medicina ufficiale, ma al contrario perché ho letto tanto, ho letto libri scritti da medici e risultati di ricerche scientifiche che senza ombra di dubbio mostrano correlazioni tra abitudini alimentari e rischio di contrarre malattie gravi.


Ma non basta per cambiare. Non basta mai. Per questo continuo a leggere, a documentarmi, e a lasciare che ciò che leggo sedimenti lentamente dentro di me. Perché per cambiamenti veri e duraturi ci vuole tempo. Perciò non vi dirò che sono diventata vegetariana e neppure vegana all'improvviso, fulminata sulla via di damasco. Ma vi dirò che quella è la strada che a poco a poco sto percorrendo.
In questo percorso mi è capitato di assistere a un incontro con il Prof. Franco Berrino, tenutosi nella Facoltà di Agraria della mia città, due giorni fa. Un incontro molto interessante, per la personalità stessa del Professore, per il suo modo di porgersi e raccontare il modo che lo ha condotto alle ricerche che poi l'hanno reso noto, non solo in Italia ma anche all'estero (forse più all'estero che in Italia).
Avevo già letto molto su di lui e ascoltato più volte i suoi interventi. Chiunque può leggere la sua biografia e vedere facilmente dei suoi filmati, brevi, su youtube e i suoi consigli sintetici per la buona alimentazione. Ho avuto modo di seguire le indicazioni su ciò che con certezza è nocivo, per esempio il latte animale e lo zucchero.
Brevemente, possiamo dire che la corretta alimentazione deve essere basata su legumi (ogni giorno) con cereali integrali, verdura, e frutta. Questo è l'essenziale. E vista l'enorme vastità di varietà di alimenti a disposizione per ciascuno di questi gruppi, abbiamo modo di sbizzarrisci e variare il menù ogni giorno. Perché il segreto è anche questo: variare sempre il tipo di cereale, di legume, di verdura e di frutta consumati.
La seconda strada è il movimento, non ci vuole molto, anche solo mezz'ora ma ogni giorno. Perché il movimento mette in circolo energia, ossigena i tessuti, ci fa respirare meglio, aiuta la digestione.
La terza via è la meditazione, ogni giorno.
Adesso la strada mi pare più chiara, le indicazioni più precise. Poi come sempre ognuno dovrà essere protagonista della propria vita e decidere per proprio conto.
Io intanto leggo l'ultimo libro del Professore, che vi consiglio.


martedì 26 maggio 2015

Mater - percorsi sulla maternità


Un paio di settimane fa ho approfittato del mio soggiorno a Parma per visitare una bella mostra che in questo momento si tiene nel Palazzo del Governatore, dal titolo "Mater".
Un percorso d'arte, dalle tracce archeologiche della cultura del mediterraneo, alle più contemporanee opere fatte di scritte al neon, passando per i grandi capolavori scultorei e pittorici dei secoli passati e recenti. Alla ricerca dell'essenza della maternità.
Questa mostra mi è piaciuta, l'ho trovata ben curata e straordinariamente ricca di opere e di spunti di riflessione.
La maternità, forza e debolezza, gesto antico e moderno, che segna il destino dell'umanità e, molto più intimamente, il mistero della nostra stessa esistenza.
Ultimamente mi capita di riflettere spesso su questo tema. Sarà per via del fatto di essere rimasta orfana presto, in un età adolescente in cui forse mi sarebbe stata più utile una figura femminile di riferimento con cui confrontarmi sulla vita, sul mio ruolo, su tanti temi con cui prima o dopo come donne ci capita di misurarci. E soprattutto forse per via della mia stessa maternità, voluta e accolta, ma che mi impone spesso e volentieri di fermarmi a riflettere e fare un po' il punto, tirare delle
somme, aggiustare il tiro, scegliere nuovi percorsi.
La maternità mi ha molto cambiato, perché inevitabilmente ha stravolto il mio modo di vedere le cose. Che detta così sembra la solita considerazione melensa di una madre in vena di romanticherie. Eppure è proprio così che io avverto, che ho avvertito sempre, questa cosa grande e immensa che è la maternità. Dico sempre che io, guardando mia figlia, sono stata colta da delirio di onnipotenza. 
Caspita, mi sono detta, se riesci a creare un essere vivente così minuscolo ma perfetto in tutte le sue parti, così unico, libero, grande, allora che cosa altro ti manca? Non c'è nulla che ti è precluso, di fronte a un miracolo così gigantesco! La meraviglia della creazione! (credo di averla capita all'epoca e ne ho sperimentato lo stupore)

E poi cominci a interrogarti, sin dai primi mesi, a chiederti che diamine penserà di te quell'esserino così piccolo, ma indubbiamente già dotato di propria volontà. Ed è così che (proprio guardando il mondo come immagini che possa guardarlo dal suo punto di vista) ti accorgi che non puoi rivolgerti a lui/lei con quegli stupidi nomignoli, storpiando il nome delle cose, avvicinandoti con gli immancabili "dududududududu". Semplicemente perché quello, tuo figlio, ti direbbe che sei un gran demente, e tu non sopporteresti il ridicolo nei suoi occhi. (poi, più grande, te lo dirà direttamente guardandoti negli occhi, ma non ti farà così tanta impressione, anzi ne riderete insieme)
Passano gli anni e ti accorgi che mentre tu sei alle prese con i tuoi interrogativi sulla maternità, sul dilemma tra educazione e autorevolezza, i figli crescono e sono proprio quello che hai sempre visto in loro, sin da neonati: sono anime grandi in corpi piccini, ma ora i corpi stanno crescendo. E allora ti accorgi che ti hanno insegnato molto, di te, di quello che sei, di quello che stai diventando, di quello che hai scoperto del mondo.  Ed è molto più di quello che tu hai potuto mai insegnare a loro, di se stessi.
Così cambia ancora la tua percezione di maternità. Ora che sei meno indispensabile, ora che non hai più una funzione essenziale alla sopravvivenza, ora che non li nutri di te stessa, ora che potresti anche allontanarti, lasciandoli, e anzi ora che senti proprio la necessità di liberare i loro spazi, di farti sempre meno presenza ingombrante, proprio adesso realizzi (forse) l'essenzialità del legame. 
E in quella riduzione al nucleo, resta la bellezza di una risata insieme, la tenerezza di una mezz'ora di coccole, il divertimento di un pomeriggio in cucina e anche (talvolta) un abbraccio condito da lacrime di disincanto.
E' qui che comprendi, anche in mezzo alla fatica, alla mancanza di pazienza, alle inevitabili arrabbiature, il senso della maternità. Ed è proprio in quel che resta.




giovedì 23 aprile 2015

Giornata mondiale del libro


Non ricordo nemmeno quando ho cominciato a leggere. Intendo a prenderci gusto, a perdermi nelle pagine di un libro dimenticandomi il tempo che passava, il posto in cui ero, o cosa dovessi fare.
Credo sia stato molto presto.
Tutte le volte che avevo tempo nel pomeriggio mi procuravo qualcosa da leggere, che fosse un fumetto, un romanzo o un saggio per ragazzi, non importava cosa. E d'estate non c'erano libri che mi potessero bastare.
C'è stato poi un tempo in cui ho cominciato a tenere una lista dei libri letti, poi una lista dei libri che possedevo. Il tempo passava e io cominciai a scrivere delle schede per ogni libro finito, dei promemoria che mi aiutavano a ricordare quando il numero dei testi ormai cominciava a diventare imbarazzante. 
Il periodo in cui ho letto di più e forsennatamente è stato il periodo in cui ho avuto modo di lavorare in una libreria e avevo quindi la possibilità (oltre che la necessità) di leggere per conoscere le novità da proporre ai clienti, gratis per altro. Una meraviglia.
Ora continuo a leggere, credo che non potrei farne a meno, ma ascolto di più il ritmo del mio corpo, vado a volte più lentamente, assaporo di più e mi fermo più spesso a riflettere, sono meno vorace di un tempo.
Ma non ho mai perso l'abitudine di leggerne più d'uno contemporaneamente.

Il mio pensiero oggi è per tutti coloro che hanno sete di cultura e non hanno i mezzi per saziarsi, e a tutti quelli che invece avrebbero l'opportunità di crescere con un libro in mano e invece lo ritengono inutile. Senza leggere, senza istruzione, senza cultura, saremo sempre un popolo di servi.


martedì 21 aprile 2015

21 aprile


Quanti 21 aprile abbiamo festeggiato insieme? Tanti, trentacinque, anche se io ne ricordo molti meno. Ma quando si è giovani si fa presto a dimenticare un compleanno che non è il tuo...
Poi crescendo capisci  quanto è invece importante avere un'occasione per segnare il passare del tempo, per fare festa, per ricordarsi di qualcuno che ti è caro, per riunirsi e dirci che è bello stare ancora insieme. 
Poi gli anni passano, le persone muoiono e restano i giorni, quelle date che si sono sempre ripetute ogni anno nella tua vita. E anche adesso, a distanza da dieci anni, dopo ben dieci anni che non sei più tra noi, continuo a ricordarmi di questo giorno. Un giorno qualunque di primavera, il tuo giorno.
Oggi avresti compiuto 75 anni, chissà come saresti stato. Ogni tanto, quando mi perdo tra i miei pensieri mi piace immaginarti nonno, uno strano nonno saggio e di poche parole, perso a volte nei suoi "lavoretti", sempre attività pratiche ma anche (e forse soprattutto) meditative, che ti distoglievano da tutto il resto. Penso che avresti saputo trovare a tuo modo un canale di comunicazione anche con le nipoti, ma hai avuto troppo poco tempo per poterlo fare. E loro purtroppo troppo poco tempo per conoscerti e volerti bene.
Ma continuo a pensare che anche adesso mi stai sorridendo in quel modo tutto tuo (e che talvolta riconosco anche in me, adesso), quel sorriso senza parole, ma pieno di intensità negli occhi. E anche adesso mi inviteresti a pensare alle sole cose che hanno senso, ad andare al succo.
Non ho imparato la diplomazia, nemmeno in questi dieci anni, continuo a non trattenere ciò che penso davvero, anche quando me lo riprometto. Ma una cosa l'ho imparata: a volermi più bene. E sono sicura che dipenda anche dall'affetto che mi arriva inaspettatamente, e che mi lascia stupita sempre. 
Chissà come si sta adesso, papà, lontano dalle persone che hai amato, ma anche dalle questioni rognose, dai problemi, dai patemi d'animo, dalle incazzature. Chissà se davvero si vive in pace, se è davvero quella la pace.
Buon compleanno papà, per me oggi sarà sempre il tuo giorno!

lunedì 13 aprile 2015

lezioni


Ho imparato che...
la vita vista da dentro un paio di stivali
ha tutto un altro aspetto.

La danza, il ritmo, la musica, modifica in modo sostanziale la mia giornata. E mi porta anche dove non avrei mai pensato di stare, per es. sopra un palco. 

Che dire. La vita è bella perché ti sorprende e tu stesso ti sorprendi superando certi stupidi limiti, certe ritrosie, certe sciocchezze, che, ti rendi conto solo ora, hanno limitato la tua libera espressione e, alla fine, l'espansione libera della tua gioia. 

                                                      


Sono una persona fortunata perché un anno fa ho fatto questo incontro. Sono fortunata perché so che nessun incontro avviene se non nel momento giusto per farti comprendere qualcosa, per farti fare un passo in più nella tua evoluzione.


Oggi è una bella giornata. Ho indossato la mia maglietta, i miei jeans e i miei stivali e sono andata...

sabato 21 febbraio 2015

la strada


Sono un'altra persona.
Ho cambiato punti di vista, ragionamenti, ho persino rimosso blocchi culturali e convinzioni che ritenevo incrollabili.
Sono una persona nuova.
Se mi guardo indietro, sorrido alla persona che ero.
Se guardo avanti, sono curiosa di capire la persona che sarò.
Nel momento in cui vivo, al punto in cui sono arrivata nel cammino della mia vita, so perfettamente di avere compiuto importanti passi in certe direzioni e non in altre. Ecco perché, senza rancori, nel tempo sono cambiati interessi e anche amicizie. Non è successo nulla di grave, nessun enorme litigio. Solo che le strade che abbiamo deciso di seguire sono diverse, e si sono allontanate. Forse un giorno si riavvicineranno, o persino si incroceranno. E allora sarò felice di ritrovare persone con cui ho già condiviso un pezzetto di strada, ma finché non avverrà io proseguirò serenamente a camminare sulla mia strada, con chi la sta percorrendo poco più avanti o poco più indietro, e altrettanto farete voi sulla vostra.
Il cammino è lungo, e non c'è tempo da perdere, solo da impiegare efficacemente. Il mio cammino è anche lento, per darmi modo di osservare meglio quello che faccio, i miei passi, ciò che mi circonda, i miei compagni di viaggio.
A volte mi fermo perché ho qualcosa da dire o da ascoltare. Imparo ogni giorno qualcosa in più di me, utilmente, più che degli altri. Ma sempre più spesso mi capita di osservare che gli scambi di opinioni servono solo se si ha voglia di tenere le orecchie aperte, altrimenti sono solo un inutile sfoggio di convinzioni. E mi astengo sempre più spesso dal dire la mia, spesso anche perché non la ritengo importante per gli altri.
Mi sforzo di guardare l'obiettivo, il nucleo delle cose, l'essenziale. So che deve essere un esercizio continuo, ma è un poco come il lavoro manuale dove la concentrazione è tutto, e a poco a poco l'esercizio produce frutti.
La vita sembra così difficile, ma forse è solo una strada da percorrere, senza tante distrazioni. Ognuno la sua, ognuno al suo punto, ognuno con le sue scelte a ogni bivio.

venerdì 23 gennaio 2015

io e il web

social network Map di Butch Lebo

Oggi vi tocca un post un poco lungo e pesante, ma tant'è.
Ho iniziato a usare internet una quindicina d'anni fa. Sono una persona curiosa e quindi ho girato parecchio (sempre meno di quanto avrei voluto). Ho letto, studiato, giocato, mi sono divertita, ho fatto esperimenti pseudo-editoriali, qualche volta ho anche discusso. Ho gravitato molto nelle chat, un tempo quelle di msn, ma anche altre. Ho giocato di ruolo in un fantasy medievale. Ho usato da sempre gli instant messenger. Ho collaborato alla nascita di un sito e l'ho gestito per un po'. Mi sono costruita un mio blog, anzi due, anzi tre! E poi sono anche approdata ai social network.
Ogni esperienza mi è servita a qualcosa. Ho capito molto delle dinamiche che si sviluppano via internet, ho incontrato molte persone con cui avevo un colloquio "virtuale" e non le ho trovate diverse da quello che mi aspettavo, tranne forse in un solo caso. Uno su tantissimi, praticamente non conta. Ho imparato che hanno ragione quelli che si dichiarano cauti nel valutare le persone conosciute tramite uno schermo, ma anche che è inutile essere sempre negativi e prevenuti (come moltissimi sono), perché nel web come nella vita, quando ti crei una barriera attorno, gli altri si allontanano. (In fondo per quale ragione dovrebbero mettersi d'impegno ad abbatterla, se tu non fai niente per facilitare loro il lavoro?). Cauti ma ottimisti. Affabili ma non sprovveduti. Questa dovrebbe essere la regola!
Un'altra riflessione che mi va di fare è che trovo molto utili i social Network. Lo dico a voce alta, perché il pregiudizio è molto forte. Ma ugualmente a voce alta dico che molte critiche che ascolto sono assolutamente corrette e puntuali. Parlo della mia esperienza, ognuno poi potrà farsene (se crede) una propria. 
I motivi per cui trovo utile questo strumento io:
1) riesco a leggere molte notizie interessanti e commenti intelligenti, diffusi dai miei contatti: e questo è direttamente proporzionale al numero dei contatti, alla loro volontà di condivisione e naturalmente alla affinità che avete con loro. Indi se i vostri contatti pubblicano cose che ritenete stupidaggini, non prendetevela con loro, siete voi che avete sbagliato a scegliere i contatti!
2) a mia volta diffondo notizie o condivido riflessioni nell'etere, con chi ha voglia di seguirmi, di leggere quel che scrivo, e di commentarlo. Spesso è origine di ottimi scambi di idee anche con chi la pensa diversamente. E spesso io scrivo proprio per questo.
3) è un ottimo metodo per condividere anche ciò che si fa. Nel mio caso, gli oggetti che creo con le mie mani.
4) di quando in quando dei "contatti" diventano "amici", senza aspettarsi troppo, con la dovuta leggerezza, con allegria e quando qualcosa non va come avremmo immaginato, senza troppo rimpianto. 

Quello che invece non mi piace (e che osservo e registro senza capire):
1) l'enorme crescita della violenza verbale e delle manifestazioni di palese intolleranza verso chi è diverso o che percepiamo come diverso, per lingua, cultura, religione, scelte politiche o tendenze sessuali.
2) l'incapacità progressiva a sostenere le proprie idee in discussioni rispettose e costruttive, senza finire inesorabilmente nell'insulto.
3) la crescita esponenziale dell'autoreferenzialità (che si può riassumere nella consueta frase "la bacheca è mia, scrivo quello che mi pare, se non sei d'accordo non leggere e vai altrove")

Non capisco, perché tutti questi atteggiamenti sono la negazione dell'idea di condivisione
Condividere significa mettersi in discussione, esporsi al confronto con altri, ragionare, mediare. Non significa raggruppare solo consensi. Invece mi pare che la deriva "sociale" oggi sia proprio questo: sentirsi tutti un poco "guru", circondati da tanti seguaci, naturalmente sempre in accordo e divertirsi a scrivere manifesti, dichiarazioni, intenti. Indiscutibili. 
Ho smesso di seguire tante persone a cui mi legavano interessi comuni anche solo per via di questo atteggiamento, che non apprezzo. Sono stata buttata fuori da alcuni gruppi perché ho chiesto troppi perché. Eppure non ho mai offeso, non uso parole pesanti, non sono solita fare polemica gratuita.

Nonostante questo però credo che valga la pena di non demonizzare mai gli strumenti, semmai coglierne gli aspetti positivi, che sono tanti, e nello stesso tempo cercare anche di non tapparsi gli occhi (e il naso) di fronte a quello che positivo non è. 
Questo mi sento di dire, soprattutto a chi è (anche) genitore e ha il dovere di farsi un'esperienza e un'idea di quello che poi i nostri figli maneggeranno con più dimestichezza di noi.


lunedì 5 gennaio 2015

del nuovo anno e del sognare a occhi aperti

Ogni anno il passaggio a un anno nuovo mi turba solo per un motivo.
Devo imparare a scrivere in nuovo numero: 2015.
Per il resto amo pensare che si tratta di un nuovo inizio, di tante nuove opportunità, di un'alba nuova. E non necessariamente perché le vecchie non siano state sufficientemente luminose. Solo che mi sono sempre proiettata in avanti, e non mi sono mai guardata troppo indietro.
A pensarci bene nemmeno questo va troppo bene, ché a furia di guardare avanti ti capita di ripetere errori già abbondantemente sperimentati.
Ci dovrebbe essere il giusto equilibrio, cosa che a me veramente è riuscita troppe poche volte nella vita. Io sono fatta di picchi, grande gioia e grande tristezza, grandi sforzi e poi grande indolenza, lampi di genio e immense cazzate. Sin da piccola, in tutto, anche nello studio.
Guardare avanti però ha un vantaggio immenso, puoi immaginare tutto come vuoi, migliore magari di quello che sarà. Non devi confrontarti con le delusioni, con gli insuccessi, con le brutture della vita. Stai lì a guardare l'orizzonte e sogni. E puoi andare dovunque e con chiunque, tanto che te ne frega, è un sogno!
Questa è una stupenda conquista dei miei ultimi anni (sarà forse vero che i quaranta siano un importante spartitraffico tra le macchinine "utilitarie" e le incredibili fuoriserie? io mi sento così!). Ho imparato finalmente che sognare non costa nulla e che il tempo per sognare non è tempo perso. Troppo poco, dite voi? Macché!! Provate a ritagliarvi mezz'ora al giorno, mezz'ora solo per voi, col solo scopo di sognare e null'altro. Non è proprio facilissimo, quando qualcuno bussa alla porta, o ti chiama per qualche imprecisata emergenza, o ha fame e non sa cosa mangiare, o semplicemente quando sei così stremata da quello che ho detto sopra per non riuscire a formulare manco un pensiero che non sia "voglio dormire".
Però se a poco a poco ti impegni nell'esercizio, come in tutti gli allenamenti, poi arrivi a concentrarti subito sullo scopo. E a quel punto è fatta! Hai imparato che basta pochissimo, anche una corsa in bus, una passeggiatina in centro, puoi farlo mentre riempi una lavatrice, o cucini un minestrone. Puoi sognare sempre. Puoi guardare avanti sempre. Puoi inventarti quello che vuoi, e nessuno potrà mai saperlo, tanto che vuoi è un sogno!
Che meravigliaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa! Il nuovo anno è una meraviglia, fidati. Basta solo che ti concentri, dimentichi le brutture e parti per la tua personale tangente fantastica! Altro che film, altro che serial tv! Molto ma molto meglio! Quante cose nuove puoi realizzare, quante avventure puoi progettare, quanta vita, quante sorprese!
E' meraviglioso, fidati!

domenica 26 ottobre 2014

Di tumore, prevenzione, e screening periodici.



In questi giorni, come ogni anno, si parla di prevenzione del tumore mammario, in occasione della nota campagna annuale del Nastro Rosa.
La prevenzione del tumore. Tutta la campagna è mirata a ricordarci, a spingerci a fare i controlli periodici, la mammografia, l'ecografia. Tutto giustissimo, per carità.
Se non fosse che non si tratta di prevenzione. Si tratta di screening che eventualmente ci permettono di avere una diagnosi precoce. Cosa importantissima, ovviamente. Ma le parole sono importanti, e i controlli non evitano la malattia, perché non sono prevenzione.

E allora perché tutte le campagne per farci aderire agli screening periodici ci parlano (erroneamente) di prevenzione, diffondendo nella popolazione la certezza che l'unica prevenzione sia quella, e che non ci sia altro da fare se non sottoporsi agli esami (sperando di non avere mai una diagnosi positiva)? Perché si preferisce cambiare nome alle cose, persino in un messaggio che vorrebbe proprio scardinare la vecchia abitudine di non chiamale mai "il male" con il suo nome?

E perché non c'è invece una campagna massiccia di prevenzione che racconti a tutti, chiaramente, che ci sono da anni ricerche che testimoniano che la nostra alimentazione è responsabile di gran parte dei tumori (se non proprio di tutti)? D'altra parte non sono certo solo io a dirlo, o chissà quale testo sperduto, persino il criticatissimo Prof. Veronesi, che dice da anni in tutte le occasioni possibili che occorre evitare del tutto la carne e ridurre moltissimo gli altri derivati animali. E non sono certo io, ma l'Istituto dei Tumori di Milano che organizza corsi per imparare a mangiare diversamente, senza carne e pesce, e insegnando a consumare una gran varietà di cereali in chicco che pochissimi di noi consumano abitualmente. E perché non si dice chiaramente che nel tumore al seno grande responsabilità hanno i consumi elevati di caseina??
Io credo che in tutte le famiglie si è fatta esperienza di qualche tipo di tumore, purtroppo. E allora noi tutti  vorremmo sapere cosa fare per scongiurare o allontanare il pericolo!
O forse no, probabilmente qualche consiglio di sana alimentazione l'abbiamo ricevuto, però poi si fa sempre finta di non sentire, di non vedere...

Molte madri mi dicono che non bisogna essere troppo rigidi con l'alimentazione dei figli e vietare certi alimenti o bevande, perché poi diventano oggetto del desiderio. Io però mi ricordo perfettamente di quando mia madre mi illustrò i pericoli di alcuni coloranti contraddistinti dal simbolo E seguito da certi numeretti e mi disse che era veleno. Lo capii e imparai a controllare gli ingredienti tra quelli stampati sulle carte delle caramelle. Vi assicuro che non è mai diventato oggetto del desiderio per me un cibo con quel colorante. 
I bambini non sono stupidi, recepiscono perfettamente. Il guaio è che noi non diciamo mai loro chiaramente che una certa sostanza fa male e non si prende mai, punto. Noi gli diciamo piuttosto che una volta ogni tanto si può anche prendere, poi però non si capisce mai cosa sia questa "volta ogni tanto" perché certe cose io continuo a vederle circolare nelle mani dei bambini che conosco, spesso e volentieri. Quale sia la dose sopportabile non è dato sapere, e quindi continuiamo a consumare schifezze, tanto è "una volta ogni tanto". 
E così in tutte le case continua a esserci lo zucchero bianco, nonostante sia una vera e propria droga e dia assuefazione, e continuano ad essere consumati un sacco di prodotti che contengono conservanti e additivi, responsabili in vari modi dei tumori all'apparato digerente, o lo stesso latte vaccino. 
Il punto è che dovrebbe esserci non solo informazione, ma anche formazione, per imparare a cambiare le nostre dissennate abitudini, per cambiare vita, in meglio. Questa è la vera prevenzione, l'unica prevenzione!
Impariamo a non parlare a sproposito di prevenzione, vi prego.

martedì 17 giugno 2014

meditare è il sale della vita



E periodicamente torno a rileggere questo brano che mi ha sempre colpito per la sua apparente semplicità, ma racchiude in sé grande saggezza.
Mi aiuta a riflettere ai momenti che vivo, e a renderli "relativi", a restituire loro il giusto peso, proprio quando mi accade di esagerare.
E così mi fa piacere riportarlo anche qui, chissà che la meditazione non possa essere utile anche ad altri, oltre me.

Qoélet, cap. 3

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?

giovedì 5 giugno 2014

Leggerezza



Sentirsi leggeri come una farfalla, questa è l'idea di leggerezza che ho.
E sorridere alla vita, al sole, all'aria che si riscalda, all'estate che si avvicina.
Guardare avanti e non lasciarsi prendere dalla tristezza, dalla pesantezza, che è sempre lì, in agguato.
E invece cogliere il meglio che la vita ti mette davanti, sorridere alle sorprese, ridere dei propri inciampi, cantare a squarciagola e ricordare sempre a se stessi che è istante ad istante che si vive.
In un battito d'ali.

sabato 24 maggio 2014

il voto europeo: le mie scelte


E finalmente si vota.
Elezioni europee questa volta.
Ho sempre votato e con convinzione a partire dai miei 18 anni. E l'ho sempre fatto per scelta e per dovere civico, per poter dire a me stessa che non avevo mai delegato a nessun altro il difficile incarico di scegliere. Perché sono sempre stata testarda e ho sempre voluto scegliere da me.
E anche questa volta scelgo di farlo, certo non senza qualche dubbio, non acriticamente. D'altra parte non esiste schieramento che non abbia qualche pecca, qualche aspetto che non ci convince, qualche ovvia defaillance. Ma non sono tutti uguali ai miei occhi, che di sinistra sono sempre stata, e sempre sarò.
Il voto, anche europeo, è importante per l'idea che abbiamo della nostro futuro e in questo caso della futura Europa. Perché sappiamo bene quanto poi questo incida e inciderà nella nostra vita quotidiana.
E io che penso che un'altra Europa è possibile, voterò "L'altra europa con Tsipras", non perché credo che sia esente da critiche, ma perché è più vicina di ogni altra alla mia idea di Europa.
Detto questo vorrei dire a tutti che quello che conta è esserci, informarsi bene, interrogarsi, partecipare al dibattito politico perché la politica è ciò che più di tutto influisce sulla nostra vita, sulle nostre scelte quotidiane. E non vi dirò che non importa ciò che scegliete, perché io vorrei che sceglieste bene!
E poi mi piacerebbe tanto anche poter dire ai tanti che in questi ultimi tempi hanno iniziato a fare politica, folgorati sulla via di Damasco, che apprezzo molto il fatto che da persone disinformate e disinteressate vi siate trasformati in espertissimi di numeri e cose, è pur sempre un enorme passo in avanti.
Solo che a volte sarebbe auspicabile una maggiore discrezione e un minore sfoggio di sicurezze e prosopopea, soprattutto quando vi trovate di fronte a gente che, come me, di politica si è interessata sin dall'adolescenza, e non certo per "professione". Potreste almeno ricordarvi dove vi trovavate voi stessi fino a un paio d'anni fa, e, magari, forse, provare un onesto senso di vergogna. Così, giusto per ricordare che ogni tanto lo schifo, l'ignavia, la piaggeria come anche il disinteresse per la cosa pubblica, hanno fatto parte di voi, oltre che di molti altri.

giovedì 22 maggio 2014

vietato sporgersi


"Vietato sporgersi"
Quante volte ci si ritrova a leggere messaggi simili.
E quante volte il divieto diventa un desiderio di andare oltre, di scoprire l'ignoto, anche il pericolo. Più spensierati da bambini, tante volte abbiamo ignorato volutamente i tanti divieti, e così siamo cresciuti, mettendoci alla prova più e più volte, qualche volta ci è andata bene, altre meno. Ma abbiamo sempre trovato come medicare le nostre ferite.
E in fondo rimaniamo così anche da adulti, forse con meno ingenuità, ma con lo stesso desiderio di scoperta, con gli stessi occhi aperti allo stupore, con la stessa curiosità nell'animo, con lo stesso spirito di avventura. Sempre quando non ci facciamo annientare dalla consuetudine, dalla noia, dalla pesantezza.
E allora il divieto diventa solo un avviso di pericolo, una luce rossa che si accende per avvisarti di non spingerti troppo oltre, troppo in là. Come sul treno in corsa. 
Ma se mai nessuno si spingesse oltre, chi sperimenterebbe il vento tra i capelli, la vertigine del parapetto, la gioia immensa della felicità di un istante?



venerdì 2 maggio 2014

28 anni


Una vita fa. 
Eppure sono trascorsi, giorno dopo giorno, con tutti gli ingredienti possibili, grandi gioie e momenti di grandi dolori. Tu lo sai bene che quanto meno te lo aspetti arriva sempre una sorpresa e qualche volta non è quella che ti sarebbe piaciuta, anzi ti arriva con la velocità di un pugno allo sterno, o di una stilettata che ti lascia senza respiro. Ma poi si riparte, si ricomincia, si prova a mettere un punto e a ripartire. Dimenticando le paure e le angosce, guardando avanti. E quel che sembrava perso, lo si recupera, ogni giorno un pezzo. E quello che si è perso, forse è meglio così.
Quanta roba è passata sotto i ponti in questi 28 anni. Eppure ci sono momenti in cui mi pare ieri, e sento ancora il calore delle carezze, e la dolcezza degli sguardi. Tante volte mi chiedo cosa sarebbe oggi se tu fossi qui, che nonna saresti, che vita faresti. Chissà come sarei io adesso, se tu non te ne fossi mai andata, un giorno di maggio, il due, di 28 anni fa. 
Per questo oggi ho voluto riprendere questa collana, dopo averla ricostruita tutta, pazientemente. Io che pazienza non ne ho mai avuta e che ho dovuto impararla. Ma questo l'ho fatto con piacere perché era tua e ti piaceva. E piace anche a me.
Ciao mamma.

venerdì 4 aprile 2014

la condivisione


Che bella parola è "condivisione"!!
Condividere saperi, capacità, inventiva, entusiasmo, fantasia, ricette, libri, musica, film!
Ma anche notizie interessanti, battute di spirito, frasi sarcastiche, o risate.
In un mondo in cui ormai si discute poco, si ha poco tempo per aprire dibattiti interessanti, più lunghi delle solite due battute col collega di lavoro, è molto bello poter usare strumenti che ti permettono di diffondere nell'etere ciò che pensi, che sai, che crei, che ti piace. Serve a trovare altra gente simile a te, che a propria volta diffonde idee interessanti, e ogni tanto serve pure a confrontarti con chi è diverso da te, e dal confronto si esce sempre differenti.
A patto di confrontarsi da persone civili, a patto che si affronti il dialogo in maniera costruttiva e dialetticamente corretta, a patto che si cerchi davvero di capire le ragioni dell'altro. Cosa che spesso non è.
Al contrario è arido (a mio parere) condividere una frase, un'idea, un'opinione e non voler mettersi in discussione, aspettarsi solo di ricevere commenti concordanti o compiacenti, o peggio pretendere che chi la pensa diversamente non commenti, non parli, non discuta, o addirittura non legga nemmeno. Perché questa è un'errata concezione della parola "condivisione", come lo è la polemica senza senso e fine a se stessa.
Io la trovo bella la condivisione che genera scambi di opinioni, anche appassionate, talvolta. Perché la passione è il sale della vita! Ma mi accorgo che è diventato raro riuscirci e questo lo trovo un impoverimento interiore, diffuso e dilagante. Come dilagante è l'arroganza, che è cosa assai diversa dalla sicurezza delle proprie ragioni, va proprio molto al di là.
Mi sforzo di costruire nel mio piccolo un mondo fatto di confronto, di diffusione di idee e contenuti senza paura, senza remore, senza timori. E mi piacerebbe incontrare più gente che la pensa come me.




mercoledì 2 aprile 2014

potenza evocativa di una immagine


Sistemare vecchie foto che hai messo da parte per anni in attesa del momento giusto per comporle ordinatamente in un album consultabile mette a dura prova la pazienza.
Però è un lavoro che ti lascia un segno. Chi si ricordava più di quella volta che abbiamo passato il pomeriggio ad arrampicarci sulle corde? E di quel breve passaggio in nave in cui ci è toccato di andare a dormire alle 20,30 perché la nave ti faceva paura e solo la cabina ti era rassicurante?
Ci sono espressioni che hai dimenticato, episodi che tornano alla memoria. E' la nostra vita impressa in un quintale di carta fotografica.
Mi dispiace solo di vedermi così poco spesso in queste foto. Sì, lo so che succede perché ci sono sempre io dietro la macchina. Ma adesso, dopo anni, mi dispiace non vedere anche me in quei momenti allegri, mi dispiace di non poter osservare una mia espressione, uno sguardo, un gesto colto all'improvviso. Quasi come se non ci fossi stata.
Da oggi vi passerò la macchina ogni tanto e pretenderò di essere fotografata. No, non per me, ché non mi è mai piaciuto essere fotografata, non mi piace mettermi in mostra, ma per gli anni che verranno, per le persone che verranno. Perché voglio esserci anche io nelle immagini insieme e non solo nel ricordo di chi c'era in quel momento.
Perché i ricordi a volte si fanno più vividi quando guardi una foto.

mercoledì 26 marzo 2014

un altro anno dietro alle spalle, e tanti ancora davanti


Oggi è il mio compleanno!!
Non so nemmeno da quanto tempo non ne festeggio uno, così oggi mi sono divertita a fare un sacco di foto, alla Maga Magò! E' stata la cosa più divertente degli ultimi tempi, un sacco di risate! 
E io in versione Maga Magò, ammettetelo, non sono niente male!!!
Certo, ancora mi sto chiedendo come ho fatto ad arrivare alla mia veneranda età e giusto stamattina mi sono ricordata di mia nonna che si chiedeva la stessa cosa, il giorno che compì 90 anni. Credo che sarà così sempre, siamo anime leggere che abitano dei corpi che man mano diventano anziani, ed è per questo che non riusciamo a farcene una ragione.
Ma allo stesso tempo non vorrei mai tornare ai miei 20 anni, per nulla al mondo! Amo il cammino fatto finora, con tutti gli errori, i dolori, e i rattoppi sulle ferite del cuore. Sto meglio ora, sono meglio ora!
E poi a vent'anni non avrei mai ricevuto questa lettera, di cui sono fiera! 


e questo stupendissimo regalo


che nel retro ha l'indicazione di tutte le lingue usate per comporlo.
Ma io dico: come potrei essere più felice??




venerdì 21 marzo 2014

la mia Primavera


Da nove anni a questa parte la mia prima giornata di Primavera si apre in questo modo.
Con una torta di compleanno, tanti baci, tanti abbracci e una giornata di festa vera.

Buon compleanno alla mia Primavera!! Se non ci fossi tu, oggi sarebbe un giorno come tutti gli altri, invece tu ci ricordi ogni anno che è un giorno da festeggiare, inizia la Primavera nel giorno in cui sei arrivata tu!!