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venerdì 19 giugno 2015

Letti di notte


La lettura è una delle mie passioni più antiche. Lo dico sempre e non mi stancherò di dirlo.
Nel nostro paese purtroppo non è una passione molto diffusa. E io penso che anche soltanto questo può fornirci una indicazione sui motivi per cui il paese si trovi al punto in cui è. Ma non è di questo che volevo parlare.
Mi capita spesso di parlare di libri su queste pagine, e cerco di farlo tutte le volte che posso anche nella vita comune con le persone che frequento. Mi piace proprio parlare di libri, di quelli che mi piacciono e di quelli che non mi piacciono, della impressione che mi hanno lasciato, delle sensazioni che ho provato con l'uno o con l'altro.
E trovo anche che bisognerebbe che ci fossero più occasioni per farlo, collettivamente.
Per questo sono contentissima di parlare di questa iniziativa alla quale purtroppo io non potrò partecipare: "Letti di notte". Si svolge in molte città italiane in contemporanea proprio domani 20 giugno. E' uno spazio libero, notturno, per la lettura. In ogni città si organizzano occasioni differenti. Autori, traduttori, in bici, al buio, in lingua o in dialetto, con la musica, o su un lettino, moltissime le alternative proposte. Una serata per celebrare la lettura in maniera nuova. Una buona occasione per lasciarsi affascinare. Che altro?
Spegni la luce, accendi la notte!


lunedì 1 giugno 2015

Il delitto dei giusti - André Chamson



Ancora una volta scrivo di un bel libro della piccola casa editrice Marcos y  Marcos, che personalmente io sostengo appassionatamente, sia per le scelte dei titoli tradotti che per i titoli italiani promossi con grande impegno e competenza.
Ma torniamo al titolo in questione, "Il delitto dei giusti". Si tratta di una piccola storia, ambientata in una provincia rurale, in cui una famiglia da sempre detta le regole del vivere civile, con il proprio parere dipana questioni familiari, di interessi, di litigi fra confinanti, con l'obiettivo di riuscire a mantenere la pace del piccolo centro. Ma tutta questa autorevolezza si incrina quando un fatto privato, accaduto all'interno alla famiglia, a poco a poco erode la sicurezza con cui ci si era erti a difensori della giustizia e della morale collettiva. Fino a decretare la fine della famiglia stessa, che si disgrega definitivamente.

Ci sono varie ragioni per cui mi è piaciuto questo libro, che si legge rapidamente grazie alla scrittura scorrevole. Una di queste è che l'elemento centrale e scatenante di tutta la storia è un episodio di incesto, che viene solo accennato, tra la figlia "sorda e selvatica" e il fratello più sensibile. Episodio raccontato con grandissima delicatezza. E questo lo trovo un elemento vincente nell'economia della storia. Avrebbe potuto assecondare una certa morbosa curiosità, nel dettagliare, nel soffermarsi sul racconto dell'evento, ma non l'ha fatto. In un certo senso i due protagonisti sembrano proprio scomparire dalla storia, che diventa rapidamente altro.
Una seconda ragione per cui mi è piaciuto è l'attenzione per i dettagli nel racconto del tracollo che questa famiglia poi subisce, accartocciandosi su se stessa, nel momento in cui il capofamiglia per primo non sa reagire con rettezza e correttezza, ma al contrario nel desiderio di nascondere (prima di tutto a se stessi) il frutto della vergogna, condanna se stesso alla solitudine, i familiari all'abbandono dei luoghi natii e la famiglia intera non solo alla scomparsa, ma quel che è peggio alla definitiva riprovazione collettiva della comunità che da sempre aveva guidato.

Un bel libro che consiglio decisamente.



mercoledì 13 maggio 2015

Le cose che non ho detto - Azar Nafisi


"Le cose che non ho detto" è una sorta di diario autobiografico dell'autrice, già notissima per avere pubblicato altri libri come "Leggere Lolita a Teheran" per esempio.
E' un lungo racconto da cui emergono personaggi complessi: il padre di lei, già sindaco di Teheran ai tempi dello Scià, la madre una delle poche donne a entrare in parlamento, e i rapporti travagliati tra loro, le vendette, i tradimenti. E tutto questo nella cornice della rivoluzione Khomeinista, con tutti i risvolti politici e sociali, i cambiamenti, le preoccupazioni, le angosce che ogni dittatura porta con sé. 
In questo caso ho trovato molto interessante, come già nel precedente libro, l'accento posto dall'autrice sulle donne, sul mutare delle proprie condizioni, sulle reazioni alle vicende politiche.
Serve a capire meglio, soprattutto a chi non si è mai addentrato in questo genere di letture, che le donne in Iran hanno sempre avuto un ruolo importante, anche nella cultura. Che il velo non è una consuetudine "tradizionale". Che molte si sono rifiutate di adottarlo, e di questa scelta ne hanno subito il peso.

Esattamente come suggerisce il risvolto di copertina si avverte facilmente un parallelismo tra la dittatura e la famiglia. L'autrice mette in evidenza proprio come il primo nucleo di totalitarismi sia la famiglia, attraverso le relazioni, i rapporti di potere, i sensi di colpa, le rinunce e le reciproche accuse. Alla fine la coppia non riesce a restare in piedi e il rapporto madre-figlia rimane tra i più tormentati dell'intero racconto.

Devo ammettere che è un libro che a un certo punto mi ha dato un senso di stanchezza, ma superata quella fase ho finito di leggerlo con grande velocità. In genere non amo molto lo stile di diario autobiografico, mi annoia appunto. Ma questo libro è qualcosa di altro. Ci cattura in un mondo in parte lontano e differente, ma a voler ben guardare ha molte analogie col presente. Mi ha affascinato nei racconti più privati, di famiglia, perché in fondo tutte le famiglie si somigliano un poco.

E' un libro che consiglierei, pur se di non veloce lettura.

giovedì 7 maggio 2015

In fuga con la zia - Miriam Toews


Questo è il primo libro che leggo dell'autrice canadese.
Ammetto che mi ha affascinato la storia: un viaggio rocambolesco di una zia coi due nipoti, alla ricerca del padre, a seguito dell'ennesimo ricovero della madre che ha gravi problemi maniaco-depressivi. Una situazione non delle più facili, dunque.
Per altro i personaggi sono tutti abbastanza tormentati, ognuno si porta dietro delusioni, sogni infranti, difficoltà a vivere pienamente la realtà della propria vita. Ma per questo sono a loro modo affascinanti. Perché in ognuno di loro trovi un pezzo di te.
Durante il viaggio la giovane zia ripercorre le fasi della sua vita, sia nella propria famiglia d'origine, con questa sorella sempre difficile, tormentata, imprevedibile, sia nella più recente esperienza con un compagno troppo lontano, lasciato in Francia. I ragazzi a loro volta affrontano la difficoltà di avere avuto una madre originale, difficile, fuori da ogni schema, difficile da amare, e l'angoscia di cercare un padre che se n'è andato via (forse per salvare se stesso dal dolore) senza più cercarli.
Ne emerge un ritratto di famiglia in cui, a dispetto da quel che si potrebbe apparentemente pensare, i legami sono più solidi di quel che si creda, legami fatti di sogni, parole, telefonate, rabbia, carezze, che alla fine pacificano le inquietudini interiori.
Un bel libro.

giovedì 23 aprile 2015

Giornata mondiale del libro


Non ricordo nemmeno quando ho cominciato a leggere. Intendo a prenderci gusto, a perdermi nelle pagine di un libro dimenticandomi il tempo che passava, il posto in cui ero, o cosa dovessi fare.
Credo sia stato molto presto.
Tutte le volte che avevo tempo nel pomeriggio mi procuravo qualcosa da leggere, che fosse un fumetto, un romanzo o un saggio per ragazzi, non importava cosa. E d'estate non c'erano libri che mi potessero bastare.
C'è stato poi un tempo in cui ho cominciato a tenere una lista dei libri letti, poi una lista dei libri che possedevo. Il tempo passava e io cominciai a scrivere delle schede per ogni libro finito, dei promemoria che mi aiutavano a ricordare quando il numero dei testi ormai cominciava a diventare imbarazzante. 
Il periodo in cui ho letto di più e forsennatamente è stato il periodo in cui ho avuto modo di lavorare in una libreria e avevo quindi la possibilità (oltre che la necessità) di leggere per conoscere le novità da proporre ai clienti, gratis per altro. Una meraviglia.
Ora continuo a leggere, credo che non potrei farne a meno, ma ascolto di più il ritmo del mio corpo, vado a volte più lentamente, assaporo di più e mi fermo più spesso a riflettere, sono meno vorace di un tempo.
Ma non ho mai perso l'abitudine di leggerne più d'uno contemporaneamente.

Il mio pensiero oggi è per tutti coloro che hanno sete di cultura e non hanno i mezzi per saziarsi, e a tutti quelli che invece avrebbero l'opportunità di crescere con un libro in mano e invece lo ritengono inutile. Senza leggere, senza istruzione, senza cultura, saremo sempre un popolo di servi.


mercoledì 14 gennaio 2015

Le piccole virtù - N. Ginzburg



Ho letto più volte questo libro, e ultimamente anche in questi giorni.
Mi fa piacere scriverne perché è bello poter condividere le impressioni che si hanno sulle cose che si leggono, perché un libro raramente colpisce le persone allo stesso modo, e nel tempo tocca corde diverse anche alla stessa persona che lo aveva letto anni prima.
Io credo di averlo apprezzato di più adesso, di quanto avevo fatto in passato.
Della stessa autrice Natalia Ginzburg ho letto anche altre cose, ho trovato strepitoso "Lessico familiare", per esempio.
Questo "Le piccole virtù" è un insieme di scritti, undici, intimi e autobiografici. Una scrittura interessante e brusca in certi passaggi. Ma sempre degna di essere letta.
Certo occorre contestualizzare i testi, scritti tutti dal '44 al '62, ma spesso nella lettura ci si trova a pensare che si potrebbe crederli scritti ieri.
Ne "I rapporti umani" scrive a proposito dell'amore verso i figli che si comincia a capire la vera essenza dell'amore (e del dolore) proprio da genitori. Quando ci rendiamo conto di percorrere la stessa strada che abbiamo percorso nei rapporti coi nostri genitori, solo che adesso ci troviamo dall'altra parte. E riconosciamo gli sguardi duri, le risposte sfuggenti, la mancanza di indulgenza nei giudizi, la durezza e la fierezza di chi ha davanti tutta la vita. In attesa, dice, di arrivare ad ottenere finalmente un poco di misericordia. Quella misericordia che poi si ottiene solo da anziani o da dementi.
Bello anche il passaggio ne "le piccole virtù", in cui sottolinea quanto l'educazione a suo parere si dovrebbe fondare più sulle grandi virtù che sulle piccole. Occorre insegnare "non il risparmio, ma la generosità e l'indifferenza al denaro; non la prudenza ma il coraggio e l'amore per la verità; non la diplomazia, ma l'amore per il prossimo; non il desiderio di successo, ma il desiderio di essere e di sapere". Al contrario di solito l'educazione si fonda  sulle piccole virtù, e queste senza le grandi finiscono per portare al cinismo o alla paura di vivere. E interessantissimo poi il lungo passo sull'educazione al denaro, si sofferma a sottolineare quanto anche inconsciamente poniamo attenzione al denaro, e così facendo lo mettiamo al centro dello sviluppo dei nostri figli, come pensiero fisso. A cominciare dal salvadanaio. "Il segreto dell'educazione sta nell'indovinare i tempi", che semplice verità!
La scuola poi. La scuola dovrebbe essere un campo di battaglia dei nostri figli, a cui dovremmo dare solo un soccorso occasionale, proprio perché quello è un ambito loro, dove mettersi alla prova da soli, in cui affrontare le prime delusioni, in cui misurarsi con gli altri. Possiamo condividere le loro gioie e i loro dolori, ma non prenderne parte. Mi piacerebbe che tutti i genitori potessero leggere e interrogarsi su questo tema, giusto oggi che tendiamo a sostituirci in tutto, ad essere così tanto presenti, ossessivamente presenti in alcuni momenti. Forse ci aiuterebbe a riflettere, e qualche volta a cambiare rotta.
Naturalmente anche gli altri scritti sono degni di nota, non ultimo "Lui e io" un racconto di vita coniugale imperdibile.